La magia delle Alpi in mostra ad Aosta

Articolo tratto dall’edizione in edicola il giorno 23/10/2016.

“Il mio viaggio nelle Alpi segrete tra miti e riti immortali”

Ad Aosta la mostra “Alpimagia” di un fotografo del National Geographic Un tesoro di 30 mila scatti, nati come reportage nel folklore sconosciuto

«Finito? No, mai si finisce. Sa che cosa è l’entità di questa follia di anni? La sorpresa». Stefano Torrione, fotografo del mondo, di terre lontane e di umanità sofferente vicino a noi, si è inventato un viaggio. «Così dovrebbe essere. Mi sono inviato sulle Alpi». Guardi le sue foto e ti accorgi che i tuoi occhi vedono la meraviglia del sogno che ha sorpreso questo fotografo valdostano che ha firmato reportage per il «National Geographic», libri. Ma ora ha concluso un viaggio di cinque anni e 100 mila chilometri in cerca «di cose sentite». Ha trovato «un tesoro, radici di un mondo unico, quello della montagna che continua». Riti propiziatori, preghiere bizzarre accompagnate da gesti, carnevalate, improvvise comparse di esseri mostruosi. Fuochi per lontane divinità o per santi cristiani. Trentamila fotografie.

 

Stefano Torrione ha scelto, fatto un catalogo per una mostra ad Aosta, museo archeologico, egida della Regione autonoma. Sette sezioni in cui raccontare ciò che ha visto. Quel rito della Carnia, ad esempio, dove da un’altura in fiamme vengono gettate nell’abisso rondelle di legno con un lato infuocato. «I lanciatori gridano i nomi dei fidanzati del paese ai piedi dei monti e invocano per loro una vita felice». La mostra s’intitola «Alpimagia» con l’aggiunta «Riti, leggende e misteri dei popoli alpini». «Spero – dice il fotografo – di trasformarla in itinerante in ogni regione per poter restituire i segni di un mondo straordinario a chi me lo ha offerto». Sette sezioni, dove gli scatti rapiscono tratti di popoli antichi che resistono e ripropongono quel «da dove veniamo», profonda tradizione, identità.

 

Dai riti del Capodanno all’uomo selvatico o al male esorcizzato, infilato in lupi e orsi; dai carnevali agli alberi issati e bruciati, fino ai roghi sulle vette, come agli oltre 3500 metri dell’Emilius, cielo di Aosta. Poi la sacralità, dalla primitiva alla cristiana; e la follia, le processioni strambe come quella di Erto, paese di Mauro Corona, dove ci s’incammina dietro allo «Scopeton», protagonista un’aringa, che esorcizza la fame. Ma nulla è spiegato. Che bisogno c’è? Lo scrittore Paolo Cognetti, finalista dello «Strega», scrive nel catalogo: «Non sanno, tra loro, i montanari, di essere frammenti dello stesso sogno». È la sorpresa di Torrione: «Lo fanno per loro senza sapere il perché. Viaggi nella pianura Padana e incontri ipermercati, rotonde, poi t’infili nelle vallate e scopri una babele di lingue e cultura sorprendenti. Daria Jorioz che ha curato i testi del catalogo scrive che le foto ci consegnano «un’esperienza immersiva, un mosaico».

 

enrico martinet